IL SOGNO DI UNA COSA
La settima onda è grossa abbastanza da riuscire a portarci fuori vincendo la forza delle altre..."
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venerdì 30 marzo 2007
Territorio ed isolamento
martedì 27 marzo 2007
ANCORA CINEMA...
Il Colectivo Situaciones nelle Marche (al TNT di Jesi) per parlare e commentare il film di Pino Solanas Diario del saccheggio (Argentina 2001 La rapina del secolo). Il film inizierà alle 20.30.Un giornalista uscendo da un incontro nel FSM di Porto Alegre scrive "...sentendoli uno capisce perché è cosi importante ascoltarli e perché in tanti provano a non farli parlare...". Sebastian Scolnik e Mario Santucho ,attivisti di Situaciones , sono stati invitati dall'Associazione Ya Basta! al Global Meeting di Venezia (tre giorni di incontro e approfondimento per costruire collettivamente conoscenza, pensiero, progetti dentro e contro l’Impero). Saranno a Jesi per parlare della situazione attuale dell'Argentina, di ciò che ha prodotto, come movimenti alternativi, la crisi del Que se vayan todos e del rapporto dei con l'attuale governo di Nestor Kirchner. Una voce critica fuori dal coro dalla newsletter di n+1:
"NEOREALISMO" ARGENTINO
"Diario del Saccheggio", documentario di Solanas sul crack argentino del 2001, non è certo un film che critica il sistema capitalistico in sé, ma ha trovato ugualmente difficoltà di distribuzione, non solo in Italia. Girato con immagini forti su una cronaca incalzante, mostra una mobilitazione popolare possente, una rivolta sociale con potenzialità purtroppo andate perse. Eppure non individua mai le cause reali della crisi, soffermandosi, come dice la locandina, sulle responsabilità di una "borghesia irresponsabile e corrotta". D'accordo, è solo un film, ma un disastro come quello argentino non si può imputare semplicemente alle persone e alle "particolarità nazionali", quali appunto l'estrema corruzione politica o l'elevata incapacità amministrativa: anche un documentario avrebbe la possibilità di uscire dal luogo comune e mostrare come lavora il capitalismo attraverso le persone e le loro istituzioni. Vedi per esempio "The corporations", dove almeno traspare una sorta di autonomizzazione del Capitale rispetto alla produzione e al consumo.
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domenica 25 marzo 2007
PAESAGGIO CINEMA - Spazi, ambienti e luoghi del cinema italiano
La scelta di dedicare al paesaggio l'ormai tradizionale appuntamento con il cinema italiano promosso dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Ancona (dopo che negli anni precedenti si erano affrontati temi come il lavoro, la condizione femminile, il conflitto...) nasce proprio dalla consapevolezza della centralità che il paesaggio va assumendo nelle pratiche di riassetto - estetico, linguistico, tecnologico, produttivo - che sempre più radicalmente stanno cambiando il modo stesso di fare cinema, di pensarlo, di realizzarlo, di consumarlo.
ANCONA
PAESAGGIO CINEMA
Uomo, natura e città nel cinema italiano del ‘900
Venerdì 16 marzo, Cinemazzurroore 18.30 LA TREGUA di Francesco Rosi
ore 21.00 LA STRADA DI LEVI di Davide Ferrario intervengono Gianni Canova, Davide Ferrario
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Venerdì 23 marzo, Cinema Coppiore 18.30 LA SECONDA NOTTE DI NOZZE di Pupi Avati
ore 21.00 UNA GITA SCOLASTICA di Pupi Avati intervengono Gianni Canova, Pupi Avati
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Martedì 27 marzo, Cinemazzurroore 18.30 SOTTO FALSO NOME di Roberto Andò
ORE 21.00 VIAGGIO SEGRETO di Roberto Andò intervengono Gianni Canova, Roberto Andò
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Mercoledì 28 marzo, Cinemazzurroore 18.30 NOTTE ITALIANA di Carlo Mazzacurati
ore 21.00 ITALIANI di Maurizio Ponzi (ospite) intervengono Dario Zonta, Maurizio Ponzi
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Giovedì 29 marzo, Cinemazzurroore 18.30 LE MANI SULLA CITTA' di Francesco Rosi
ore 21.00 LA GUERRA DI MARIO di Antonio Capuano intervengono Dario Zonta, Antonio Capuano
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Venerdì 30 marzo, Cinemazzurroore 18.30 BARNABO' DELLE MONTAGNE di Mario Brenta
0re 21.00 IL VENTO FA IL SUO GIRO di Giorgio Diritti intervengono Marco Toscano, Giorgio Diritti
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Sabato 31 marzo, Cinemazzurroore 16.30 IL GRIDO di Michelangelo Antonioni
ore 18.30 Il paesaggio nel cinema italiano intervento di Sandro Bernardi
SENIGALLIA
PAESAGGI SONORI
Il cinema di FRANCO PIAVOLI
Mercoledì 28 marzo, Piccola Feniceore 20.30 AL PRIMO SOFFIO DI VENTO
ore 22.30 IL PIANETA AZZURRO
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Venerdì 30 marzo, Piccola Feniceore 20.30 VOCI NEL TEMPO
ore 22.30 NOSTOS - IL RITORNO
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Sabato 31 marzo, Piccola Feniceore 21.00 AFFETTUOSA PRESENZA EVASI EMIGRANTI DOMENICA SERA incontro con Franco Diavoli
FALCONARA
PAESAGGI CINEMA MARCHE
Paesaggi ed autori delle Marche
Martedì 27 marzo, Sala Pergoliore 21.30 Paesaggi ed autori delle Marche
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Mercoledì 28 marzo, Cinema Sportore 21.30 IL GRANDE BLEK di Giuseppe Piccioni
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Giovedì 29 marzo, Cinema Sportore 21.30 AMATEMI di Renato de Maria (girato a Senigallia)
FANO
IL PAESAGGIO DIGITALE NEL CINEMA ITALIANO
Mercoledì 28 marzo, Teatro della Fortuna, sala Verdiore 21.30 NIRVANA di Gabriele Salvatores
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Venerdì 30 marzoore 21.30 VAJONT - LA DIGA DEL DISONORE di Renzo Martinelli
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Sabato 31 marzoore 18.00 Il paesaggio digitale nel cinema italiano interviene Christian Uva
mercoledì 21 marzo 2007
L'occhio che guarda
venerdì 16 marzo 2007
Elogio del crimine
Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina da più vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’invitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale. Con ciò si verifica un aumento della ricchezza nazionale, senza contare il piacere personale, come [afferma] un testimonio competente, il professor Roscher, che la composizione del manuale procura al suo stesso autore.
Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura a dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici.
Il delinquente produce un’impressione, sia morale, sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “servizio” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo [di Sofocle] e il Riccardo III [di Shakespeare]. Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva cosi questa vita dalla stagnazione e suscita quell’inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebbe. Egli sprona così le forze produttive. Mentre il delitto sottrae una parte della popolazione in soprannumero al mercato del lavoro, diminuendo in questo modo la concorrenza tra gli operai e impedendo, in una certa misura, la diminuzione del salario al di sotto del minimo indispensabile, la lotta contro il delitto assorbe un’altra parte della stessa popolazione. Il delinquente appare così come uno di quei naturali “elementi di compensazione” che ristabiliscono un giusto livello e che aprono tutta una prospettiva di “utili” generi di occupazione.
Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi modi di difesa e così esercita un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi (strikes) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni? E dal tempo di Adamo l’albero del peccato non è forse in pari tempo l’albero della conoscenza? Il Mandeville, nella sua Fable of the Bees (1705), aveva già mostrato la produttività di tutte le possibili occupazioni ecc., e soprattutto la tendenza di tutta questa argomentazione:
“Ciò che in questo mondo chiamiamo il male, tanto quello morale, quanto quello naturale, è il grande principio che fa di noi degli esseri sociali, è la solida base, la vita e il sostegno di tutti i mestieri e di tutte le occupazioni senza eccezione […]; è in esso che dobbiamo cercare la vera origine di tutte le arti e di tutte le scienze; e […] nel momento in cui il male venisse a mancare, la società sarebbe necessariamente devastata se non interamente dissolta”.¹
Sennonché il Mandeville era, naturalmente, infinitamente più audace e più onesto degli apologeti filistei della società borghese.
¹ B. de Mandeville, The Fable of the Bees, V ediz., London 1728, p.428.
lunedì 26 febbraio 2007
In Oscar we trust!
Martin finalmente ce l'ha fatta. Alla sua sesta (mi sembra) nomination. Era ora, o forse no. Forse avrebbe dovuto conquistarlo già in passato e per altri film veramente "suoi" (The Departed gli è stato commissionato dalla produzione, e poi è un remake di un film di Hong Kong di qualche anno fa). Io non l'ho visto e pertanto mi astengo dal formulare ogni commento e critica. Ma dico, se proprio si voleva premiare Scorsese, morsi dai sensi di colpa per non averlo fatto prima, bastava consegnargli la statuetta d'oro da quattro kili e mezzo come miglior regista! E premiare come miglior film Babel, autentico capolavoro realizzato da Inarritu a chisura della sua triologia! Come può una pellicola del genere, che supera per intensità emotiva e profonda umanità i precedenti Amore Perros e 21 grammi, passare quasi inosservata? martedì 13 febbraio 2007
Vista la ricorrenza
"San Valentino è una festa inventata dai fabbricanti di cartoline di auguri per far sentire di merda le persone."
Questa è la bellissima frase pronunciata da Joel-Jim Carrey in quel bellissimo piccolo capolavoro del regista Michel Gondry che è "Eternal sunshine of the spotless mind", purtroppo conosciuto ai più come (scusate) "Se mi lasci ti cancello".
Mai altra frase rese meglio l'idea.
A proposito...
"Affrontare il fenomeno del terrorismo con metodo diverso da quello marxista significa soprattutto due cose: rispondere secondo l'ideologia dominante, cioè quella borghese, oppure secondo ciò che dicono i terroristi di sè stessi. L'ultima ipotesi può non essere diversa dalla prima, soprattutto quando si colora di risvolti resistenziali e partigianeschi. Solo affrontando il problema con il metodo marxista si può evitare la palude moralistica (nei suoi aspetti diversi, perbenista o "eversiva"), che la borghesia ha tutto l'interesse a coltivare soprattutto in seno al proletariato, suo avversario di classe. [...]."
sabato 10 febbraio 2007
Contro tutti i nazionalismi
Da Battaglia comunista, n. 8 del 19 aprile 1950
venerdì 9 febbraio 2007
Tutte le miserie della piccola borghesia
Tutto ciò non ha impedito però ad un giovane architetto messicano, al suo staff e alle autorità competenti di partorire una nuova creatura investi-e-valorizza soldi, da edificare proprio su quei luoghi (per la precisione a Ciudad Juárez - El Paso): una struttura a ponte, che scavalchi materialmente e simbolicamente il confine e che unisca i due stati (e ovviamente i due popoli, come la retorica buonista obbliga a dire), contenente
un museo dedicato all'immigrazione.lunedì 5 febbraio 2007
NOI è meglio di ME
La casa editrice inglese Penguin ha lanciato ieri il suo primo progetto editoriale basato sulla scrittura collaborativa in rete; l'esperimento, intitolato "A million penguins" offre a tutti gli utenti la possibilità di partecipare alla creazione di un romanzo. Alla base del progetto vi è lo stesso presupposto di Wikipedia, l’enciclopedia collaborativa online, ovvero partecipare per creare un opera collettiva. Inutile dire che il "lavoro" è volontario e, come tale, non è pagato. Si scrive per la passione, per la voglia di scrivere, di partecipare ad un qualcosa che alla fine sarà anche tuo, anche se non ne avrai la proprietà intellettuale (assurda cosa, il copyright), come di tutti coloro che hanno collaborato al risultato finale. Punto. Grazie alla tecnologia wiki, è sufficiente registrarsi sul sito per poter intervenite direttamente sul testo già presente e per aggiungere nuovi paragrafi. Per ora è solo un esperimento per sondare le potenzialità e i limiti della scrittura collaborativa in rete; ma la potenzialità è grande. Il romanzo inizia con due personaggi che all'apparenza non hanno nulla in comune, Carlo e il serial killer Tom Morose: in sole 24 ore dal lancio ufficiale, "A million penguins" è già arrivato al dodicesimo capitolo.
Tutto ciò non è un caso isolato. Anche lo scorso novembre è stato avviato, in collaborazione con il Mit, il progetto "We are smarter than me" : l'obiettivo è quello di realizzare un libro interamente basato sugli interventi di specialisti e studenti che operano nel campo delle nuove tecnologie.
Non è difficile comprendere come il Web sia in continua evoluzione. Continua a crescere il volume delle "pagine" on line, così come il numero dei cosiddetti internauti. Non a caso la rivista Times ha eletto Internet ed il suo "popolo" come personaggio dell'anno 2006. Libera circolazione di saperi, di conoscenze, di esperienze, di lavori, di divertimento. La Rete garantisce tutto questo, e senza scopi di lucro. Le distanze vengono abbattute, la collaborazione tra gli utenti su scala planetaria cresce a dismisura. Ma la cosa che più salta agli occhi è un'altra e cioè il manifestarsi, secondo la rivista Wired, di " un impulso collettivo alla partecipazione che ha comportato un rovesciamento importante nella sfera sociale, entro la quale si è incominciato a cooperare invece che concorrere, come la mente di un alveare". Cooperazione. La parola non gode di molta stima nella società attuale; si preferiscono di gran lunga termini e concetti come competizione, concorrenza, arrivismo, gavetta, che poi si traducono e manifestano in arrampicate sociali sulle spalle dei propri simili, con tutte le conseguenze del caso.
"Le fiere avevano il solo istinto della rivalità, mentre l'uomo era dotato di un istinto di cooperazione; per questo stabilì la sua supremazia su tutti gli altri animali. La lotta dell'organizzazione contro la concorrenza data da un migliaio di secoli, e sempre ha trionfato l'organizzazione. Coloro che si arruolano nel campo della concorrenza sono destinati a perire".
sabato 3 febbraio 2007
Pensieri a ridosso di un sabato pomeriggio qualunque
Passato davanti al "fido" computer, cambiando e revisionando il progetto che mi porto sulle spalle oramai da due anni o quasi per motivi che non stiamo qui a ricordare...
Maledetto progetto, infinito. Trattasi di edificio con forti connotati bioclimatici, al cui interno si snodano e compenetrano spazi dedicati all'abitazione, al lavoro, al gioco ed allo svago...
dico subito che è un progetto alquanto insolito, pensato in particolar modo per i giovani lavoratori precari del settore terziario. Giovani che spesso non hanno nemmeno il tempo (oltre che la possibilità) di "metter su casa e famiglia". O non ci pensano proprio. Questo progetto non pretende di essere la soluzione al problema ovviamente. Però ci prova, diciamo che ne propone una. Ci prova, anche se incontra continui ostacoli nella sua evoluzione. Tipo il mio professore; uno mette tutta la sua pazienza per tentare, e dico tentare, di spiegargli che il progetto trova la sua ragione di esistere nel mondo del lavoro contemporaneo, ma quando uno non vuole capire c'è ben poco da fare.
Lavoro contemporaneo dicevo, lavoro che negli USA assorbe l'84% degli occupati, in Italia il 61%. Precario appunto, flessibile, che va oltre le rigide gabbie legali dei contratti collettivi, dello statuto dei lavoratori, delle canoniche 8 ore, supersfruttato e sottopagato, ma soprattutto basato su quelli che sono gli attuali motori della produzione: i cosiddetti saperi, conoscenze, linguaggi, comunicazione, general intellect... insomma, le più elementari facoltà del genere umano. Per capirci, su tutto questo si fonda la maggior parte della ricchezza prodotta a livello mondiale.
Detto questo, è facile capire che oramai il settore secondario (non parliamo nemmeno di quello primario) soprattutto nella sua componente artigianale è cosa d'altri tempi, o meglio, non è più la molla fondamentale della produzione della ricchezza.
E cosa fa il professore?? Cosa mi dice per venirmi incontro?
"Ma perchè invece di spazi per il lavoro "leggero", immateriale o giù di li, non metti dei piccoli laboratori artigianali, botteghe insomma... sai, potresti consultare tutti quei numerosi progetti degli anni 70 che appunto affrontavano il rapporto tra casa e lavoro"
Ogni altra parola è superflua.
Naturalmente il progetto continuerà. Naturalmente come dico io.
P.S.: scusate le sfogo.